giovedì 14 novembre 2013

VOTAZIONI FINALI OSCARGREEN 2013


SIAMO FINALISTI DEL CONCORSO NAZIONALE OSCARGREEN 2013 NELLA 

CATEGORIA "IN FILIERA".

Con un click sull' immagine entrate sul sito oscargreen, visionate le nostre foto e il video e......se vi 

fà piacere, .....votateci , ....le votazioni si svolgono per tutto il mese di novembre 2013... 

il vostro voto ci aiuterà tanto...tantissime grazie..

Maria

p.s. per votare dovrete iscrivervi al sito oscargreen (per poter  registrare il voto)e poi votare.

lunedì 9 settembre 2013

I nostri formaggi in base alla stagionalità.

Vogliamo parlare dei principi fondamentali nelle nostre produzioni dettate dal proporvi formaggi genuini senza trattamenti, come un tempo, in base a quello che la natura ci offre.
Un latte di fine stagione ci dà dei formaggi diversi rispetto al periodo di piena lattazione che, ad alcuni piacciono e ad altri no, ma essendo un processo naturale lo lavoriamo com'è fino a quando si presta alla lavorazione.
Nel periodo invernale quando il latte ha una composizione equilibrata di tutti i suoi componenti, il clima per la stagionatura è freddo e umido,  si ottengono dei formaggio freschi dal sapore delicato, la pasta è umida, solubile e in base alla lavorazione, anche stracchina (certamente considerando anche una stagionatura in sale naturali).
Nel periodo estivo a partire dal mese di luglio, le pecore essendo gravide già da qualche mese, hanno un latte che cambia la sua composizione, perché quei componenti vengono destinati all'agnello e non al latte, tipo: la diminuzione del calcio e delle vitamine. Questo in caseificazione, senza fare trattamenti di ricomposizione del latte, comporta una cagliata più debole e destrutturata, che ci fa aumentare le quantità di caglio e i tempi di lavorazione, dando ai formaggi un sapore più forte soprattutto nei freschi. Tutto questo è un normale processo naturale, che noi per principio aziendale seguiamo, cercando di farvi capire la diversità nei formaggi, senza che siano considerati dei difettosi, ma semplicemente prodotti dai gusti stagionali.
 Anche il formaggio vegetale prodotto con caglio di carciofo selvatico ha un retrogusto amaro, ma è una sua caratteristica e non un difetto.
Ogni prodotto naturale ha le sue caratteristiche è dobbiamo abituarci a riconoscerle, possiamo gradirli o no, ma dobbiamo accettarli come natura crea, perché la globalizzazione e la grande distribuzione ci ha abituato a trovare sempre tutto in qualsiasi periodo dell'anno, con dei sapori standard, che ci hanno tolto il piacere dei veri sapori della natura. Noi continuammo ha produrre secondo natura, senza pretendere che sia gradito a tutti, perché questo è il nostro principio fondamentale, dobbiamo imparare a comprare i prodotti in base alla loro stagione e al nostro gusto.
Quando ci piacciono li compriamo quando non ci piacciono aspettiamo alla stagione giusta.
Tempi indietro tutto questo era normale senza bisogno di spiegazioni ma oggi purtroppo non è più così.

Per qualsiasi chiarimento e info siamo sempre a vostra disposizione, dovete solo chiedere.

Maria Atzeni
Az.Agr. Pab'è is tèllasa


venerdì 5 ottobre 2012


DISTINZIONI DEI FORMAGGI IN FRANCIA


Formaggi fermiere, artisanal, coopérative e industriel



La *AOC prevede 4 categorie di formaggi, a seconda del metodo di produzione. Alcuni formaggi AOC si possono commercializzare in diverse categorie: per esempio il Camembert è disponibile sia in versione coopérative che industriel.

 Il formaggio fermier è quello totalmente artigianale: un unico produttore fa il formaggio secondo i metodi artigianali e usando il latte del proprio allevamento.

Nella categoria artisanal un unico produttore fa il formaggio, ma il latte può provenire anche da altri allevamenti oltre al suo.

La categoria coopérative prevede la produzione in un unico caseificio, e il latte proviene da una cooperativa di produttori.

 Il formaggio industriel è prodotto con metodi industriali e il formaggio proviene da zone più o meno ampie.

Ovviamente il formaggio fermier e artisanal è disponibile solo nelle zone limitrofe a quella di produzione oppure in negozi molto specializzati, poiché la produzione è molto limitata. 

Queste "sottocategorie" dei formaggi, aiutano il consumatore rendendolo più informato e quindi in grado di scegliere formaggi di qualità superiore senza  dover essere un esperto.

*AOC (Appelation d'Origine Controlée) certificazione d’origine controllata.

Purtroppo in Italia non esistono distinzioni di categorie nei formaggi o in qualsiasi altro prodotto agroalimentare, per il semplice motivo che il mercato e la politica è comandata dall'industria.  

giovedì 31 marzo 2011

COLDIRETTI Striscia la notizia 12 maggio 2009


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sabato 18 dicembre 2010

DECRETO REGIONALE PER RISOLVERE LA CRISI AGRO-PASTORALE IN SARDEGNA

weeee, avete visto cosa hanno dato ai bambini a scuola, una bella confezione di formaggi industriali,........ visto dove dovevano finire i soldi della regione destinati ad aiutare l'agricoltura, ....come al solito in tasca agli industriali del latte,che ad una settimana dal decretto hanno preparato le scattole, le etichette, tutta l'organizzazione,....insomma era già tutto fermentato e pronto,......ai voglia di fare scioperi!!!!!!!!!!! Poi il bello è che si fà una grande pubblicità che i pastori ricevono i contributi,.... peccato che io non nè ho ancora visto.
L'iniziativa del formaggio nelle scuole per la sensibilizzazione è anche buona, ma il modo, l'occasione e il metodo a dir poco fa venire dei dubbi sulla serietà della stessa. Noi continuiamo a sentirsi dire:....."ma al supermercato il formaggio lo trovo allo stesso prezzo o meno",..... peccato che ha noi produttori di latte che trasformiamo direttamente lo stesso in azienda in formaggi,..... contributi per fare il formaggio non ce ne danno e tanto meno ce lo compra la regione,..........poi questa non è concorrenza sleale?... haaaaa......ma queste parole valgono solo quando si tratta di dare qualche contributo direttamente a noi.!!!!!!!!!!!  maaaa..................... purtroppo tutto questo è solo politica squallida, fatta solo nell'interesse dei loro portafogli, senza nessun interesse di risolvere i problemi della gente, e noi quei politici li paghiamo pure,..........E CAPPELLACCI HA PURE LA GRAN FACCIA  DI ARRABBIARSI SE I PASTORI NON SONO CONTENTI DEL DECRETO CHE HANNO FATTO PER RISOLVERE LA CRISI DELLA PASTORIZIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  ALLA FACCIA.............,
Nelle domande che ci hanno fatto presentare, dobbiamo avere tutti i contributi in regola, nessun disguido  con i progetti regionali, nessuna cambiale scaduta e dobbiamo essere iscritti ad una OP, ecc.............in poche parole non può fare la domanda nessuno,.......... come se siamo scesi in piazza perché abbiamo tutti i conti in regola, SE NON E' UNA PAGLIACCIATA  QUESTA POLITICA......
 ve ne siete accorti!!!!!!!!!!  QUESTA COSA MI FA ARRABBIARE  MOLTOOOOOOOOOOO........

martedì 2 novembre 2010

L’UNICA SOLUZIONE GIUSTA PER I PASTORI, MA……POI…..! ! ! ! ! !

Purtroppo ci sono troppi interessi politici, industriali, ecc..., sui contributi che si dice sempre diano ai pastori , e fino a quando continueranno ad esistere questi ultimi i problemi dei pastori non finiranno mai. Provate a pensare a quello che succederebbe se questo avvenisse. I pastori farebbero molto volentieri a meno dei contributi, però a questo punto, il latte oggi dovrebbe essere pagato dall'industria casearia non meno di €2 al litro, per garantire anche al pastore una vita dignitosa almeno come un qualsiasi operaio che lavora normalmente in una azienda, (senza contare che una azienda vuole anche costruita e condotta come una qualsiasi impresa che deve sostenere spese, operai, investimenti, ristrutturazioni, ecc. e che sè il pastore si amala deve essere in condizioni di farsi sostituire senza fare la fame per pagare l'operaio).Ai 2 euro del latte, l'industria casearia dovrebbe aggiungere i suoi compensi che senza contributi non potrebbe essere meno di 1 euro a litro(parlo come minicaseificio). Di conseguenza, un litro di latte di pecora trasformato in formaggi portati alla vendita diretta a circa 2-3 mesi di stagionatura, non può essere considerato per meno di 3 euro a litro. Tutto questo significa che 1 kg. di formaggio pecorino di circa 3 mesi di stagionatura(semi-stagionato), non potrebbe essere venduto dal caseificio diretto per meno di 27 euro, quindi se passa ad un negozio (onesto) salirebbe di un altro 30%. Di conseguenza fare un discorso di indipendenza dai contributi come tutte le altre categorie sarebbe giustissimo sopratutto per i pastori, ma visto e considerato che ciò che produce l'agricoltura serve per far mangiare tutti, a questi prezzi di produzione senza contributi, quello che ci rimetterebbe di più è il consumatore con uno stipendio medio o una pensione, che non potrebbe permettersi più di mangiare.

Purtroppo c’è sempre qualcuno che dice: i pastori oggi vanno a pascolare le pecore con la macchina, rientrano a dormire a casa, e quando escono sono ben vestiti, ecc.
Pensare di acquistare ciò che è frutto di lavoro altrui, pretendendo che questi lavorino tutto il giorno come muli e vivano ancora in baracche, mal vestiti, analfabeti, e viaggino in groppa ad un asino, vendendo ciò che producono ad un prezzo, permissibile a tutti senza recepire nessun aiuto perché è un bene di consumo primario, quando chiunque svolga una attività lavorativa (compresi coloro che lavorano volontariamente qualche ora al giorno) vive dignitosamente e civilmente in una casa medio decente, è istruito normalmente, ben vestito, e viaggia con la macchina, ecc…,  sia un po’ assurdo, ma purtroppo e quello che stà succedendo.
Oggi chiunque possiede una macchina per lavorare e uscire con la propria famiglia, si veste in modo decente, esce nei giorni di festa e rientra a dormire dalla propria famiglia, almeno-che non sia pagato per dormire fuori casa, ecc..
Credo che vivere in modo dignitoso sia un diritto di tutti i lavoratori onesti che non rubano nulla a nessuno compresi i pastori e le loro famiglie.

Maria Atzeni
Az.Agr. Pab’è is tellasa
S.Andrea frius (CA)

lunedì 11 ottobre 2010

PERCHE' NON SCRIVIAMO IL NOSTRO PECORINO AL CONSORZIO DEL FIORE SARDO DOP

Non scriviamo il nostro formaggio al consorzio DOP, perchè il disciplinare non garantisce l' esclusiva produzione del formaggio "fiore sardo" nell' azienda agro-pastorale dove viene prodotto il latte stesso. Questo di conseguenza, permette anche dall' industria lattiero casearia di produrre "fiore sardo DOP", nonostante sia un formaggio che dovrebbe essere prodotto solo dal pastore direttamente. Fermo restando che ci sono tante aziende agricole serie che producono questo formaggio e dovrebbero essere più tutelate dal consorzio, l'industria casearia può produrre questo formaggio direttamente o andare a comprarlo nelle aziende agricole, stagionarlo nelle loro celle con i loro metodi di stagionatura, (vedi ultima modifica con la possibilità di affumicatura a fumo liquido) ed etichettare il formaggio come loro produzione e non dell'azienda dove l'anno acquistato. Questo a mio parere non da la possibilità al consumatore di capire la storia del formaggio che acquista e non dà nessuna garanzia ai pastori produttori del fiore sardo. In questo modo l'industriale caseario diventa padrona del mercato pagando questo formaggio al pastore ad un prezzo non remunerativo (simile alla modalità di pagamento a monopolio del latte stesso)  e distribuendo questo formaggio ad un prezzo concorrenziale alle spalle di chi lo produce.
Pertanto, se non cambiano il disciplinare con la clausola fondamentale della sola produzione e vendita dell'azienda agro-pastorale produttrice di latte, sarà molto difficile che noi faremmo questa DOP.

nota: questo è solo il nostro parere!!!
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